Si chiama Giuseppe, è un giovane Melfitano e mi ha colpito perchè la sua è una storia di rinascita e di arte

Giuseppe è un giovane di Melfi di 34 anni e l’ho incontrato nel suo piccolo laboratorio in Via San Lorenzo n.68 (la parte più antica della città), là dove mille anni fa è sorta la città fortificata che celebreremo nel 2018.

Insomma si capisce che ci sono pietre e DNA melfitani nel sangue di Giuseppe.

Un laboratorio piccolo di dimensioni, ma che comunica grandi suggestioni, è questa la sensazione che si prova entrando insieme a lui nel suo mondo artistico.

Giuseppe dipinge, fa quadri con una sua tecnica, da autodidatta.

Non ha studiato per questo, ma quando vedi ciò che produce e lo ascolti capisci che la passione in lui lo ha letteralmente sopraffatto.

Mi spiega che ha scelto il nome in arte “FENICE” perché affascinato dal significato simbolico di questo animale leggendario, simbolo della resurrezione, della rinascita dalle proprie ceneri; probabilmente il senso è che dai propri fallimenti si può trovare nuovo fuoco per una nuova vita, insomma una forte voglia di andare avanti.

E’ la donna il soggetto principale delle sue opere.

Mi spiega che per lui la donna rappresenta il bene in questo mondo, mentre l’uomo il male.

Mentre me lo dice raccolgo nel suo sguardo un particolare fremito che avalla e rafforza la genuinità della sua convinzione.

E’ un giovane che ha fatto diverse esperienze lavorative, anche in fabbrica.

Ha voglia di crescere e soprattutto ti spiega che vuole a tutti i costi fare ogni sforzo per trovare le ragioni e i mezzi per rimanere nella sua città, la nostra bella città che si capisce lui ama molto.

Tra le sue opere si sofferma a spiegarmi il perché ha scelto un soggetto donna di colore.

Lui è affascinato dalla popolazione africana; a loro attribuisce il valore che hanno avuto gli occidentali fino al secolo scorso.

Per FENICE sono loro che hanno motivazione, voglia e forza di smuovere il mondo esistente per cambiarlo e quindi sono loro che oggi incarnano i valori positivi dell’umanità.

Contrappone quest’immagine a quella che lui definisce la generazione “pane e nutella”, cioè la sua generazione rispetto alla quale nutre molte preoccupazioni per il suo destino.

Le sue opere le ho trovate affascinanti.

Non sono un esperto di arte, ma tra le varie forme sono sempre stato rapito dall’arte pittorica.

I suoi quadri ti dicono, ti parlano, producono qualcosa in chi li osserva.

Il ragazzo ha raccolto numerosi consensi significativi.

L’opera di seguito denominata “TESTACUORE”, con la critica del Prof. Paolo Levi, è stata esposta al MeArt – biennale del mediterraneo di Palermo, ottenendo la quinta posizione su 600 artisti provenienti da 80 paesi.

Un’altra opera, il Quiet Refuge, andrà in esposizione alla Light Gallery di Dubai nel prossimo mese di Maggio.

So bene che a Melfi ci sono tanti altri artisti e cercherò di approfondirne la conoscenza come accaduto per Giuseppe.

Per questo non vi chiedete e non mi chiedete perché scrivo proprio di FENICE, non saprei spiegarvelo anche perché la sua conoscenza è stata del tutto casuale.

Ma ho sentito la spontanea esigenza di farlo.

Livio Valvano