Al Castello di Melfi convegno internazionale di 3 giorni nella sala del trono! Ecco l’iniziativa e come partecipare

La cultura, l’arte, il sapere e la conoscenza in generale sono le fondamenta di una società civile.

E’ un investimento poco praticato, spesso fuori dalle priorità di governo dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali, forse perché apparentemente non sembra incidere molto sul benessere dei singoli cittadini.

E’ vero il contrario, invece, perché l’arte, la cultura e la conoscenza in generale rappresentano il principale strumento di costruzione del benessere di una comunità.

E’ la principale ragione che ci ha spinto ad utilizzare la ricorrenza del millenario della fortificazione della città di Melfi per intraprendere un viaggio di studio sulla nostra storia, sui popoli che hanno lottato per la conquista del territorio del mezzogiorno d’Italia a partire dal momento in cui la nostra città è stata edificata (dopo il 1° ottobre 1018).

E’ un progetto riconosciuto e finanziato dal Ministero dei Beni e Attività Culturali che per Melfi ha nominato un Comitato Nazionale, presieduto da Mons. Prof. Cosimo Damiano Fonseca.

Da giovedì 10 fino a sabato 12 ottobre 2019, a Melfi 16 medievisti interverranno per mettere insieme i pezzi di una storia importante, che ha visto Melfi come crocevia strategico per il controllo militare e politico del meridione.

Nella sala del trono del Castello Normanno-Svevo, il luogo dove nel 1231 Federico II di Svevia promulgò le Costituzioni, si svolgerà per 3 giorni il convegno internazionale di studio su “Meli tra Longobardi e Bizantini”.

I lavori potranno essere seguiti da chiunque fosse interessato anche in diretta streaming, sulla pagina facebook “Millenario di Melfi 1018-2018” oppure sulla pagina “Comune di Melfi”.

Una comunità che non si sforza di approfondire la sua storia, che non prova a indagare e rinsaldare i suoi caratteri identitari, che non prova a capitalizzare e mettere a reddito i suoi gioielli culturali avrà presto un futuro in disfacimento.

Al contrario una comunità che investe sulla cultura, consapevole del legame tra qualità del capitale umano e conseguenze sullo sviluppo futuro, avrà qualche freccia in più da lanciare per contrastare il peggior nemico di ogni civiltà, cioè il naturale processo di consunzione entropica, civile, sociale da cui la vicenda umana fa fatica a tenersi alla larga.

Livio Valvano