L’INCENERITORE A MELFI Capitolo 1: San Nicola come Copenaghen

Lunedì 25 novembre 2019, la conferenza pubblica partecipata ha riaperto il capitolo inceneritore.

La società Rendina Ambiente (ex Fenice) è stata chiamata a illustrare pubblicamente, nella sala consiliare del palazzo di città, lo stato dell’impianto insieme alla richiesta di “rinnovo” dell’autorizzazione regionale in scadenza.

Nel mese di ottobre la società ha presentato l’istanza di rinnovo della autorizzazione insieme agli elaborati tecnici.

Si tratta di una questione molto importante per la nostra comunità perchè l’impianto ha dimostrato, in passato, di non essere assistito da sufficienti dispositivi di sicurezza e controllo in grado di prevenire tutti i possibili fenomeni di inquinamento.

Proprio per questo è ancora in itinere un’articolata procedura tesa a concretizzare la bonifica della contaminazione accertata e imputabile proprio a chi gestisce l’inceneritore.

L’incontro aperto al pubblico ha consentito di iniziare l’esame delle criticità.

Il nostro lavoro lo faremo senza preconcetti (pro o contro) in un contesto di massima trasparenza, stimolando il contributo di chiunque si sentisse impegnato e interessato a collaborare per far si che la comunità di Melfi, insieme alle comunità limitrofe, possano svolgere con piena consapevolezza il proprio ruolo.

Va dato atto alla società di aver voluto aderire alla innovativa procedura che il Comune di Melfi ha voluto codificare con la delibera del Consiglio Comunale del 15/06/2017 n.33, partecipando ai lavori, pur non essendo a ciò tenuta da una legge statale o regionale.

La regolamentazione adottata dal Comune di Melfi, praticamente unica nel panorama nazionale, si basa sulle migliori esperienze internazionali aventi lo scopo di rendere massimamente trasparente e inclusivo il processo decisionale su questa materia.

Il Comune dovrà esprimere un parere nelle prossime settimane, nell’ambito della Conferenza di servizi amministrata dalla Regione.

La Regione (Dipartimento Ambiente) dovrà poi decidere se rinnovare o meno l’autorizzazione alla società per continuare a gestire l’inceneritore per i prossimi 10 anni.

L’illustrazione fatta dai rappresentanti della società, sintetizzata nelle schede illustrate durante la conferenza (visionabili cliccando QUI), racconta di una situazione “perfetta” apparentemente non pericolosa.

Noi tutti vorremmo che così fosse, non siamo affatto contenti di provare istintiva diffidenza e di temere nuovi episodi di inquinamento.

Ci piacerebbe davvero credere alla corrente di pensiero di coloro che ritengono come assolutamente compatibile la presenza di un inceneritore di rifiuti nel pieno centro di una città.

Un esponente del nord del precedente governo nazionale rimproverava il sud accusato di ostacolare la realizzazione di nuovi inceneritori, richiamando l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale sui progetti di altre nazioni dove gli inceneritori vengono addirittura inseriti nel contesto urbano ed utilizzati come pista artificiale per sciare.

E’ una giusta osservazione, sarebbe davvero bello se fosse così.

Se si utilizzassero le più recenti tecnologie con dispositivi di sicurezza e di controllo “a prova di scemo” saremmo d’accordo, purchè qualcuno si convinca che “non siamo scemi”.

Ma le sagaci argomentazioni purtroppo non bastano da sole a risolvere le serie criticità delle situazioni concrete che la realtà ci presenta; la realtà come quella di Melfi che ci mette di fronte a una macchina progettata negli anni ‘80 e realizzata all’inizio degli anni ‘90 insieme allo stabilimento automobilistico.

Proprio per questo, al termine della presentazione, abbiamo iniziato a porre delle domande su alcune criticità e su alcuni aspetti non chiari (Clicca QUI per visionare il contenuto del confronto avuto durante la conferenza pubblica).

Sulle questioni sollevate durante la conferenza pubblica e sulle altre che seguiranno dopo l’attento e approfondito esame che stiamo facendo, studiando nel merito gli elaborati tecnici, intendo dar conto alla comunità, alla società proprietaria dell’impianto e alla Regione che dovrà decidere se rinnovare o meno l’autorizzazione.

La prima osservazione ha carattere generale e si riferisce all’installazione nel suo complesso.

Stiamo parlando di un impianto realizzato 25 anni fa che durante la sua vita produttiva è stato protagonista di vari malfunzionamenti ed episodi accertati di contaminazione.

E’ un impianto concepito un quarto di secolo fa per il quale oggi si chiede il rinnovo decennale dell’autorizzazione.

Questa installazione viene presentata oggi negli atti progettuali senza che siano neanche prospettate innovazioni, introduzione di nuove tecnologie, cambiamenti strutturali che tengano conto delle più recenti esperienze.

Mi riferisco a quelle esperienze richiamate da chi sostiene “aprioristicamente” la necessità di utilizzare gli inceneritori nel ciclo dei rifiuti.

Faccio una domanda per essere più chiaro: siamo di fronte alla stessa tecnologia utilizzata nei pressi del centro abitato di Copenaghen dove sul tetto dello stabilimento è stato montata una pista da sci?

Presenta gli stessi dispositivi di sicurezza e di controllo la macchina realizzata 25 anni fa ?

Si perchè è proprio questa la situazione, abbiamo la stessa macchina, costituita da due forni, che utilizza le medesime tecnologie sottoposte a interventi di manutenzione ma che nella sostanza non sembra siano state interessate da significative innovazioni.

In buona sostanza non abbiamo la pista da sci installata nei pressi di Copenaghen che, a detta dei più, immette in atmosfera emissioni descritte come poco diverse dal vapore acqueo.

E’ la prima domanda che rivolgeremo alla Regione, in persona del Presidente della Giunta Regionale e dell’Assessore all’Ambiente Gianni Rosa: è accettabile presentare la richiesta di rinnovo dell’autorizzazione dell’inceneritore di Melfi, con una procedura di inquinamento e di bonifica ancora in corso, senza alcuna innovazione tecnologica dopo un quarto di secolo?

Livio Valvano