L’inceneritore a Melfi capitolo 2

Cosa entra nell’inceneritore?

La conferenza pubblica tenuta il 25 Novembre 2019 (Clicca qui per visionare il contenuto del confronto avuto durante la conferenza pubblica) ci ha consentito di avere un confronto trasparente sulle condizioni dell’impianto di incenerimento dei rifiuti.

A seguito della conferenza, insieme ai nostri esperti, abbiamo iniziato a valutare nel merito la condizione tecnologica dell’impianto, al fine di comprendere se vi sono o meno i requisiti necessari a garantire la sicurezza per la salute, per coloro che vi lavorano e per i cittadini delle comunità insediate intorno all’inceneritore; aspetto quest’ultimo di particolare interesse per i lavoratori dell’area industriale, per i cittadini residenti nelle campagne e per i cittadini residenti nel più vicino Comune di Lavello, considerato che l’andamento normale dei venti durante l’anno vede interessata più quella Comunità che la città di Melfi il cui centro urbano, invece, si trova a circa 9 Km, in linea d’aria a monte delle correnti d’aria.

La prima valutazione l’abbiamo espressa nel documento n.1 pubblicato il 03/12/2019 (Clicca qui per visionare la prima valutazione).

Con questo secondo capitolo offriamo alcune considerazioni, sollevate durante la conferenza pubblica e ulteriormente meditate nei giorni successivi, affinché in sede di Conferenza di Servizi i tecnici del Dipartimento della Regione Basilicata valutino con particolare attenzione la fase iniziale del processo produttivo: l’ingresso dei rifiuti.

La società titolare dell’impianto dichiara che “accettiamo analisi di caratterizzazione di 12 mesi” (cioè analisi chimiche datate fino a 12 mesi precedenti la consegna presso il termovalorizzatore di Melfi) e che:

i campioni prelevati da ogni automezzo giunto nello stabilimento vengono inviati ad un laboratorio esterno per l’analisi chimica;

il mezzo viene parcheggiato in attesa dei risultati e, se positivi, il rifiuto viene quindi accettato.

Durante l’assemblea pubblica questa modalità di controllo dei rifiuti in ingresso è stata da noi sottoposta a critiche, anche perché non si comprende che tipo di analisi possono essere effettuate in un lasso di tempo così breve.

Inoltre, la società ha affermato (cfr pagina n. 55 della relazione tecnica) che il rifiuto viene analizzato dal laboratorio interno e non da uno “esterno” come prescritto in A.I.A.

Oltre a questa prima considerazione di carattere organizzativo che deve essere meglio chiarita, si osserva che nel “protocollo di gestione rifiuti” prodotto dalla società, non sembra esserci alcuna specifica a cui il produttore del rifiuto deve conformarsi per l’omologa, passaggio fondamentale ai fini dell’ammissione nell’inceneritore.

Secondo la nostra valutazione, non sarebbe ammissibile che vengano accettate analisi così datate per cicli di produzione dei rifiuti che si possono qualificare “non generati regolarmente” (così dalla lettura del MUD) e che pertanto devono essere caratterizzati camion per camion.

Eppure smaltendo rifiuti pericolosi questa condizione è assolutamente necessaria al fine di prevedere adeguati misure per il loro confinamento e/o miscelazione.

L’esperienza di questi anni ci ricorda che problemi nell’ammissione dei rifiuti si sono effettivamente verificati.

Uno degli inconvenienti è riconducibile agli episodi di emissione di fumi viola dal camino.

Sappiamo che furono bruciati rifiuti contenenti Iodio!

Episodio da cui scaturì la decisione di sospendere il funzionamento dell’impianto per molti mesi.

Quella sostanza non fu smaltita dall’impianto ma immessa direttamente in atmosfera in quanto il sistema di depurazione dei fumi non era idoneo a depurare i vapori della combustione dallo iodio.

Infatti, negli elaborati progettuali la società introduce nuovi dispositivi necessari per depurare i fumi anche da questo inquinante e questo è un fatto positivo.

E’ sufficiente?

A nostro avviso non è sufficiente, perché potrebbero essere introdotte altre molecole pericolose provenienti da materiali per i quali l’impianto non è predisposto e, quindi, è fondamentale che la procedura di accettazione dei rifiuti sia meglio articolata e dettagliata con la previsione di controlli specifici, passo per passo, che consentano la identificazione di eventuali materiali non ricevibili, “con i tempi e le tecniche” utili allo scopo.

L’episodio dei fumi violacei è il sintomo che conferma e dimostra che la metodologia di accettazione dei rifiuti non è idonea a impedire l’ingresso di materiali non conformi alle caratteristiche dell’impianto.

Adesso si pone rimedio con l’introduzione di un dispositivo per lo smaltimento dello iodio ma se entrano altri materiali con sostanze per le quali l’impianto di depurazione non è predisposto, perché la procedura di ingresso non è sufficientemente articolata, cosa succederà?

Un’ultima considerazione va fatta.

Se il laboratorio non è utilizzato perché la società preferisce inviare all’esterno i campioni da analizzare, se l’inertizzazione delle ceneri non viene effettuata (come dichiarato durante la conferenza pubblica) e se i reflui non sono depurati all’interno dell’impianto del termovalorizzatore ma inviati (tramite una condotta sotterranea) all’impianto di depurazione presente dentro il perimetro dello stabilimento FCA, è probabile e auspicabile che gli uffici del Dipartimento Ambiente della Regione debbano valutare di sottoporre il processo industriale a una nuova Valutazione di Impatto Ambientale che tenga conto di tali particolari modalità impiantistiche che, a nostro avviso, non ci appaiono accettabili.

L’impianto di termovalorizzazione dovrebbe essere autonomo e in grado di disporre di tutti i dispositivi, tecnologicamente adeguati, per ridurre al minimo i rischi e le conseguenze sull’ambiente.

Livio Valvano